Così, dopo questa disonesta abluzione di coscienza, andiamo al sodo di questo post.

Non ci crederete mai, ma ho finito di leggere Haru no Yuki (Neve di Primavera) by Yukio Mishima.
Sì, lo so... Stento a capacitarmene io stessa.
Comunque, il romanzo tratta delle vicende borghesottemente amorose del giovane Kiyoaki, giovane di splendido aspetto ma dal carattere apatico e sprezzante, rampollo di una famiglia samurai convertitasi allo status "nouveau-riche" con la riforma Meiji, del suo assurdamente tormentato rapporto con la bella Satoko, amica d'infanzia e figlia unica del nobile casato degli Ayakura, delle idiosincrasie di un giappone che pensa che "Occidentale è bello" e amicizie virili, intrighi di palazzo, OH! Quanta carne al fuoco!
Aldilà del tragico minestrone, cotto nel sontuoso stile della narrativa ottocentesca inglese che tanto solletica la scrittura di Mishima, fatta di sofisticate terminologie ed evocazioni visuali di prim'ordine, i punti cardinali per un'interpretazione che superi la mera constatazione "Occidente vs Oriente", vanno trovate nelle riflessioni di due personaggi di questo romanzo: il devoto amico Honda e la severa badessa di Gesshu.
Non a caso Honda è annoverato tra i personaggi principali sebbene le sue apparizioni siano poche e il suo ruolo nella vicenda relativamente pregnante, tuttavia le sue riflessioni sono fondamentali nella comprensione del libro.
In quanto aspirante giurista e figlio di un giudice, Honda passa molto tempo leggendo testi giuridici stranieri; dopo la passione inculcatagli dal padre per il diritto tedesco, il giovane "rinfresca" le sue aspirazioni con lo studio del Codice di Manu, antico testo di natura politico-sociale indu, esposto sotto la forma di dialogo tra il semidio e un gruppo di saggi.
Non mi soffermo sui contenuti del Codice di Manu perchè ne so quanto voi, mi limito a sottolineare ciò che ne trae Honda, e perciò lo stesso autore, nel libro stesso.
Il confronto è col diritto romano, o comunque occidentale, e queste "leggi caratterizzate da mirabile spontaneità: mentre il sistema di pensiero occidentale pungola le corrispondenze tra microcsmo/macrocosmo, Manu suggerisce una visione più unitaria del mero generale/particolare, indicando come sostanza unificatrice il concetto di trasmigrazione delle anime: il raziocinio dell'uomo ha ben poco potere rispetto alle leggi cosmiche inaccessibili (vi rimando ai miei post su La Fenice di Tezuka per un ulteriore raffronto) regolate dal divino, laddove il divino è un concetto decisamente estraneo alla natura umana, nonostante ne sia quotidianamente vivificato.
L'uomo capace di tenere a bada la parola, il corpo e la mente nei confronti di ogni essere vivente, l'uomo che sappia tenere a freno i suoi desideri e la sua collera, perverrà al pieno conseguimento di se stesso. A lui competerà la totale liberazione."
Il raziocinio occidentale è qui sostituito da un più schietto concetto di obedienza orientale. Il che non significa necessariamente mortificare la propria individualità (come fa paradossalmente Kiyoaki nel negare i suoi sentimenti), ma sostanzialmente "arrendersi" davanti l'inesplicabilità di certi avvenimenti (come non fa Honda nella ricerca di una spiegazione) e attenersi alla Legge per evitare almeno infezioni karmiche.
Laddove Honda fantastica e ci ammalia con le sue discussioni profonde ma ingenue, la badessa ci soffoca con aneddoti e informazioni lì per lì slegati dal contesto della trama, ma fieramente ancorati al corpus metaforico del romanzo e della tetralogia.
Il suo primo intervento è quello della parabola di Yuan Hsiao e della bevutina notturna da un teschio umano; incosciente del fatto che il suo calice fosse un teschio umano e la deliziosa bevanda che lo sollazzò durante la sete notturna l'acqua ristagnatasi al suo interno, una volta fattasi mattina ed avendo sotto gli occhi il corpo del misfatto, il povero Yuan non potè far a meno di vomitare e sentirsi male.
La Coscienza di Sè è segnalata nel buddismo come il primo strumento di conoscenza e al tempo stesso il più basso e fuorviante: le sue basi sono il desiderio, e le distinzioni che compiamo nel raggiungerlo; quando questa coscienza di sè è soppressa, possiamo accontentarci di bere acqua stantia da un teschio, e farcela persino piacere. Il disgusto infatti nasce dalla consapevolezza che il teschio appartenga a un cadavere e non alla sua legittimità di recipiente.
Il secondo intervento della badessa appare sul finale; durante l'ultima udienza concessa a Honda sull'argomento Kiyoaki/Satoko, ne approfitta per intossicare un demoralizzato Honda con una dissertazione sul concetto di casualità secondo la dottrina Hossu.
La badessa parla dell'Alaya, che condivide lo status di "forma di conoscenza" con la Coscienza di sè, o Mana, ma fa parte di un livello molto più alto e misterioso di percezione, che si ritrova nel concetto di "durata".
L'Alaya è paragonata a un fiume che scorre in continuazione e la sua interazione con una tale Legge di Polluzione (non chiedetemi cosa sia...Sta di fatto che sembra avere il potere di "interrompere" il flusso dell'Alaya creando il concetto di "tempo") fa sì che si creino delle "microfratture" nella "rete d'Indra" (l'ineluttabile destino degli uomini) identificabili come "casualità" in quel determinato "attimo esistente" appena formatisi.
Ecco quindi che il destino dell'uomo è un continuo spezzarsi e spezzettarsi, un frammentarsi di fili che tuttavia compone la resistente rete che avvince l'uomo nella sua corda.
Non credo sia un caso che Mishima metta a confronto questi personaggi molto insistentemente.
Nel primo caso della parabola del teschio, è Honda a fantasticare e lasciarsi incuriosire dal suo messaggio, cercando di coinvolgere l'amico perso in ben altri problemi esistenziali (ed è anche divertente che il lettore sia più affascinato egli stesso dalle turbe di Kiyoaki piuttosto che dalle riflessioni di Honda-- A discapito del messaggio stesso del libro, ovviamente), mentre il secondo fa parte di una sorta di "epilogo intellettuale" del libro, dove la devozione di Honda per Kiyoaki e la premura della badessa per Satoko si danno ultimamente battaglia-- E ovviamente vince "l'avvocato" il cui cliente è più "puro", ovvero la badessa, che spinge Honda a uno sbrigativo ma compito ossequio.
Rileggendo il libro in questa ottica, si vede quanto questi temi siano pregnanti e distintivi nella vita dei personaggi: il protagonista, Kiyoaki, vive la sua vita all'insegna del capriccio, salvo poi trovarsi invischiato in questi "innocenti desideri" che concederanno finalmente una "vera felicità" al suo essere ma lo porteranno anche alla disfatta finale a causa della sua ostinazione e del fin troppo accentuato egoismo... Tante piccole microfratture nel corso naturale delle cose (l'amore per Satoko) porteranno il giovane a trovarsi il destino che si merita, ma lo renderanno anche cosciente di una cosa, la sua prossima incarnazione, di cui rende prontamente partecipe l'amico Honda durante il delirio febbrile.
Considerazione a parte voglio dedicarla al titolo del libro; i momenti salienti della vita di Kiyoaki avvengono durante delle vitali nevicate primaverili (nello specifico, nel mese di febbraio).
Nella prima, Kiyoaki concede a Satoko un incontro in carrozza, dove i giovani si scambiano un appassionato quanto profondo bacio, segnando l'inizio della loro relazione dal punto di vista felicemente carnale.
Nella seconda, Kiyoaki si trascina febbricitante al monastero di Gesshu nella speranza di poter incontrare Satoko, ma ricevendo totali e assoluti rifiuti.
Cosa rappresentano queste nevicate-- Forse l'interazione tra Alaya e Legge della Polluzione, o forse qualcosa di più viscerale e profondo? in entrambi i casi, Kiyoaki è spinto da una forza vitale e una passione a lui finora sconosciuti, una determinazione che quasi commuove il lettore.
Il retro di copertina del libro dell'edizione italica recita: "Il manto gelato della neve maschera sotto una purezza transitoria il male profondo della vita".
La scelta di questa frase di "male profondo della vita" è piuttosto singolare, ed apre degli interrogativi sè stessa. C'è infatti qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel vivere? O quello che Mishima vuole condannare qui è davvero semplicemente un "certo" modo di vivere..?
--All'autore delle note nel retro copertina l'ardua sentenza!
Chiudo questo post con una mini-chicca, un "sunto" di un film del 2005 basato proprio sul libro di Mishima; è interessante per visualizzare i personaggi, l'algida bellezza di Satoko e i deliziosi gakuran di Kiyoaki e Honda *squeee!*
Naturalmente il footage si concentra sull'aspetto romantico della faccenda, ma il tutto è comunque molto gradevole...








